arch. Martina Seeberger
arch. Sergio de Gioia
arch. Fabrizio Michielon
Il volume costruito non cerca di imporsi sul luogo, ma di instaurare con esso una relazione diretta: il paesaggio entra nella stanza attraverso grandi superfici trasparenti, schermature, luce naturale e una continuità materica che attenua il confine tra interno ed esterno.
La camera si estende oltre il proprio perimetro trasformando terrazze, patii e spazi aperti in vere e proprie stanze all’aperto. Elementi filtranti regolano luce, privacy e rapporto con il contesto, mentre l’organizzazione degli ambienti costruisce una sequenza fluida dedicata al riposo e al benessere.
Il paesaggio non costituisce quindi un semplice sfondo, ma diventa una componente attiva del progetto. Luce, ombre, condizioni atmosferiche e variazioni stagionali modificano continuamente la percezione dello spazio, rendendo ogni soggiorno differente.
Il nome Aether richiama il quinto elemento della tradizione greca: uno spazio impalpabile associato alla luce e al cielo. Una suggestione che si traduce in un’architettura concepita non come oggetto isolato, ma come dispositivo attraverso cui abitare e percepire un luogo.
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